Mi presento, mi chiamo Livia,

sono la prima figlia di Gaetano Pasqui, agronomo di Forlì, pioniere della birra italiana e della coltivazione del luppolo selvatico. Livia è anche il nome da cui deriva quello della mia città, quindi sono molto legata ad essa, anche se poi, sposandomi a Bologna, ho vissuto per lo più sotto le due torri.

 

Di me dicono che ho un carattere “Forlinglese”, grazie alla premiazione della birra di mio padre a Londra nel 1862.

 

Sono chiara, fresca, impreziosita dalla presenza di sei diversi antichi luppoli britannici e unisco a una morbidezza avvolgente, un sentore apparentemente amaro e dissetante. Io, le prime birre di mio padre, le ricordo così, quindi ho ben accettato di prestare il mio nome.

 

Prodotta col metodo dell'alta fermentazione, sono la più antica birra di Forlì e mi distinguo per la mia originale identità anglo-romagnola.

 

La mia ricetta è ricercata ma semplice, come semplice era la "Premiata Fabbrica" da cui mio padre, fin da giovane, ha prodotto e venduto decine di migliaia di bottiglie all'anno.

 

 

Sono Claudia,

una birra "bianca" aromatizzata alla mela cotogna, con due luppoli della tradizione e fiocchi d'avena.

 

Tra la prole di Gaetano Pasqui e Geltrude Silvagni sono la più giovane, e questa “gioventù” caratterizza anche il mio carattere: delicato con una punta di asprigno.
Sono, infatti, una birra di frumento particolare: durante la fase di bollitura, chiedo sempre una dose equilibrata di confettura di mele cotogne.


Così, si può dire, appaio come il risultato di una ricetta davvero sperimentale e antica, lievemente stravagante.
Posso aggiungere che m'innesto nella storia delle birre di frumento ma, per la mia curiosa indecisione fruttata, desidero rendere omaggio all'Alsazia. Qui, nel 1867, mio babbo Gaetano fu l'unico birraio italiano presente all'Esposizione di Haguenau.


Sono di colore biondo opaco e leggermente cremosa, particolarmente gradevole per l'estate, nonché moderatamente alcolica. Insomma, non ho altro da dire: provatemi!

L'UOMO DELLA BIRRA

 

"Immagini il lettore un giovane uomo sul ciglio di un fiume, teso a raccogliere e studiare ciuffetti di erbaccia".

 

Siamo a metà dell'Ottocento. Per Gaetano Pasqui, giovane agronomo italiano dotato di una creatività eccezionale non si trattava però di comune erbaccia, ma di luppolo selvatico. In un periodo storico nel quale il luppolo si importava dalla Germania o addirittura dall'America e costava ben 15 lire al chilo, Gaetano Pasqui fu il primo a coltivarlo in Italia e a dare vita alla prima luppolaia nostrana.

 

Ci fu un periodo in cui il Bel Paese sarebbe potuto diventare la patria della bionda più amata di tutti i tempi.

 

 

 

 

 

Umberto Pasqui, giornalista, ha pubblicato opere di narrativa e quaderni letterari. Ha curato libri per ragazzi come Dentro la terra, Il meteomanuale, Diventa giornalista  e numerosi racconti in riviste e antologie.

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